Prima di agire in via giudiziale è opportuno consultare il regolamento condominiale per verificare eventuali restrizioni sugli orari di quiete.
Solitamente, sono previste fasce orarie in cui è richiesto il silenzio, come dalle 13:00 alle 15:00 e dalle 21/22:00 alle 8:00.
Nel caso in cui il regolamento condominiale non sia esaustivo riguardo ai rumori molesti, è necessario fare riferimento alla legge.
L’articolo 844 del Codice Civile regola le cosiddette “immissioni”, stabilendo che solo i rumori che superano il limite di “normale tollerabilità” possono essere considerati illegali.
È quindi importante valutare la frequenza e il momento in cui si verificano i rumori, nonché la situazione ambientale circostante.
Per definire i livelli di disturbo, la giurisprudenza ha adottato un criterio basato sul rapporto tra i decibel dei rumori interni ed esterni. Durante la notte, superare di oltre 3 decibel il rumore di fondo è considerato disturbante, mentre di giorno il limite è di 5 decibel.
In caso di controversie, la valutazione dei rumori viene affidata spesso a un perito esperto in fonometria. Se il vicino non rispetta i limiti di tollerabilità, è possibile agire legalmente presentando un ricorso urgente al giudice per chiedere la cessazione dei rumori molesti e il risarcimento dei danni materiali e morali.
Per ottenere il risarcimento, è necessario dimostrare l’esistenza del rumore e il danno alla salute o alla tranquillità quotidiana come diretta conseguenza dei rumori.