OFFESE ONLINE DA PARTE DI MINORI: NE RISPONDONO I GENITORI?

Una recente sentenza della Corte d’Appello di Campobasso del 25.08.2025 ha chiarito un principio fondamentale: se un minorenne pubblica contenuti offensivi sui social, la responsabilità – anche economica – ricade sui genitori. Un caso verificatosi in Molise ha portato a questa decisione destinata a fare scuola.

Durante un tragitto scolastico, un ragazzo di 11 anni ha ripreso un coetaneo, pubblicando poi il video su YouTube con una descrizione gravemente denigratoria. La vittima, colpita profondamente dall’accaduto, ha sviluppato un trauma psicologico e i suoi genitori hanno chiesto un risarcimento danni, sia materiali che morali. I giudici, sia in primo grado che in appello (con sentenza depositata il 25 agosto), hanno riconosciuto la responsabilità civile dei genitori del minore autore del video.

La responsabilità genitoriale non è solo morale, ma legale

Secondo la Corte, non si è trattato di una semplice “ragazzata”: la Polizia Postale ha accertato che l’account da cui è stato pubblicato il video era effettivamente riconducibile al minore, e i tentativi difensivi dei genitori – che si sono limitati a minimizzare l’accaduto – non sono stati sufficienti per escluderne la colpa.

La decisione richiama l’articolo 2048 del Codice Civile, che stabilisce una presunzione di responsabilità per i genitori quando un figlio minorenne causa un danno. Per liberarsene, devono dimostrare di aver educato correttamente il figlio e di aver esercitato una vigilanza adeguata, cosa che nel caso in esame non è stata provata.

Consegnare uno smartphone? Implica doveri concreti

Fornire un dispositivo digitale a un minore non è un atto neutro: richiede l’assunzione di precisi obblighi educativi. I genitori devono spiegare come comportarsi online, quali rischi si corrono e quali conseguenze possono derivare anche da un gesto apparentemente banale come la pubblicazione di un video. Inoltre, è fondamentale predisporre controlli efficaci e porre dei limiti all’uso del dispositivo. In questo caso, la mancanza di regole e di sorveglianza ha pesato in modo determinante nella decisione dei giudici.

Il costo delle parole online

Dal punto di vista economico, la sentenza ha stabilito un risarcimento di 1.305,81 euro per le spese sostenute in percorsi di supporto psicologico, e di 7.950,02 euro per il danno morale subito dalla vittima, colpita da un disturbo post-traumatico confermato da una perizia tecnica. Un altro punto sottolineato dalla Corte è che l’eventuale vulnerabilità preesistente della vittima non riduce la gravità dell’offesa, ma anzi ne accentua gli effetti, aumentando il dovere di risarcimento.

Educazione digitale: un obbligo, non una scelta

Il messaggio dei giudici è chiaro: l’uso diffuso di smartphone e social network non alleggerisce i compiti educativi dei genitori. La responsabilità sancita dall’articolo 2048 c.c. rimane pienamente valida anche in un contesto in cui i ragazzi crescono immersi nella tecnologia. Spiegare le regole del vivere digitale, controllare l’uso degli strumenti e intervenire prontamente in caso di comportamenti scorretti è parte integrante del ruolo genitoriale oggi.

In mancanza di queste azioni, un semplice click può trasformarsi in un danno economico per la famiglia e in una sofferenza significativa per chi subisce l’offesa. La conclusione è netta: anche se lo smartphone è in mano al figlio, la responsabilità, giuridica e morale, resta dei genitori.