UNA BUONA AZIONE O UNA VIOLAZIONE?
Dare da mangiare ai piccioni sembra un gesto innocuo. In alcune città, però, può trasformarsi in una sanzione amministrativa. Il motivo non è necessariamente la tutela dell’animale, ma la necessità di proteggere igiene, decoro urbano e sicurezza dei luoghi pubblici.
IL DIVIETO DIPENDE DAL REGOLAMENTO LOCALE
Non esiste una regola nazionale che vieti sempre e in ogni luogo di nutrire i piccioni. Il divieto può essere previsto da un regolamento comunale di polizia urbana o da altre disposizioni locali, soprattutto nelle piazze, nei parchi, nelle aree monumentali e nei luoghi soggetti a particolare tutela.
Per questo è necessario verificare il regolamento del Comune interessato: la condotta consentita in una città può essere sanzionata in un’altra.
ANCHE UN SOLO EPISODIO PUÒ BASTARE
La Corte di cassazione ha esaminato il caso di una persona sanzionata per avere alimentato piccioni in un luogo pubblico, in violazione di un regolamento comunale che vietava di “foraggiare” animali in luoghi pubblici.
La Corte ha ritenuto che il divieto potesse applicarsi anche a un episodio isolato: non è indispensabile dimostrare che la persona abbia nutrito gli animali in modo sistematico o per un lungo periodo. La Cassazione civile, Sezione VI, ordinanza n. 7072 del 2011 ha inoltre chiarito che, trattandosi di una misura diretta a prevenire possibili problemi di igiene e decoro, non occorre provare che il danno si sia già concretamente verificato.
PERCHÉ IL COMUNE PUÒ VIETARLO?
Il cibo lasciato sul suolo può attirare numerosi animali, produrre accumuli di deiezioni, sporcare strade e monumenti e creare problemi di pulizia. La finalità del divieto, quindi, può essere diversa dalla tutela del benessere animale: una norma può proteggere gli animali, un’altra può tutelare la salute pubblica o il decoro urbano.
Le due esigenze non sono necessariamente in contrasto. Proteggere gli animali non significa automaticamente poterli alimentare in qualunque spazio e con qualunque modalità.
E SE SI TRATTA DI ANIMALI RANDAGI?
La cura degli animali non viene meno. In un caso relativo ad animali da cortile, il Tribunale civile di Piacenza ha riconosciuto che provvedere al loro nutrimento poteva costituire una situazione di necessità, perché chi ne è responsabile deve evitare di lasciarli privi di cibo e assistenza. La sentenza del Tribunale civile di Piacenza n. 554 del 27 settembre 2023 riguardava però una fattispecie diversa e non autorizza a ignorare un eventuale divieto comunale di alimentazione in luoghi pubblici.
Per le colonie feline, inoltre, la situazione deve essere valutata con attenzione. Una pronuncia della Cassazione penale, Sezione I, sentenza n. 27109 del 17 luglio 2026 ha distinto il semplice accudimento di gatti randagi dalla detenzione o custodia degli animali, escludendo che il solo fatto di fornire cibo determini automaticamente una responsabilità omissiva per le molestie provocate dalle deiezioni. Anche questa decisione riguarda una specifica contestazione penale e non elimina i possibili divieti amministrativi locali.
SI PUÒ CONTESTARE LA MULTA?
Sì, ma la contestazione deve concentrarsi sul contenuto del regolamento e sulla concreta ricostruzione dei fatti. Occorre verificare, ad esempio, se il divieto fosse effettivamente in vigore, se riguardasse quella determinata area, se la condotta contestata corrispondesse a quella vietata e se il verbale descrivesse con sufficiente precisione l’episodio.
Nelle sanzioni amministrative vale il principio di legalità: non si può applicare una sanzione per un comportamento che non rientra nella fattispecie prevista dalla norma. L’amministrazione deve provare i fatti posti a fondamento della sanzione, mentre il cittadino può contestare la ricostruzione, l’applicabilità del regolamento o eventuali vizi del procedimento.
LA REGOLA PRATICA
Prima di distribuire cibo a piccioni o altri animali in una piazza o in un parco è opportuno controllare il regolamento comunale e utilizzare, quando esistono, aree o modalità individuate dai servizi veterinari e dal Comune.
In sintesi, dare da mangiare agli animali non è automaticamente illecito, ma può diventarlo quando una norma locale vieta il foraggiamento in determinati luoghi. La curiosità è che, secondo la Cassazione, per integrare la violazione può bastare anche un solo episodio: non serve trasformare la piazza in una mensa quotidiana per i piccioni.